Non la solita rock’n’roll band.
Gli americani Enon sono responsabili di aver forgiato un nuovo modo di fare rock mettendo insieme sample, creazioni elettroniche e un’atteggiamento decisamente possibilista. Interessati a esplorare il vasto territorio fra le canzoni pop-rock e il noise industriale, celebrano la tecnologia ma non alle spese della melodia, che anzi è spesso presente in forme, sì bizzarre, ma più che orecchiabili.
Il progetto è frutto di John Schmersal, ex chitarrista della band seminale di Daytona dei primi anni ‘90, i Brainiac. Dopo il prematuro scioglimento di quella formazione (per la morte accidentale del frontman), John si trasferisce a New York nwl 1997 e incide un disco sotto il nome di John Stuart Mill. Poi incontra Rick Lee e Steve Calhoon (degli Skeleton Key) e insieme danno vita nel 2000 a “Believo!”, l’LP che porta per la prima volta la firma Enon su etichetta See Thru Broadcasting.
La line-up subisce quasi immediatamente uno ‘sconvolgimento’ con la dipartita di Rick e Steve e l’entrata in scena a inizio 2001 di Toko Yasuda (Blonde Redhead, The Lapse) e Matt Schultz (Let’s Crash).
Utilizzando l’esperienza dei Brainiac come punto di partenza, i nuovi Enon trovano il loro particolarissimo sound fatto di canzoni sorprendentemente melodiche e pezzi di puro rock’n’roll. I vocal esotici di Toko aprono un mondo del tutto nuovo di frequenze pop e rende gli Enon finalmente un gruppo corale, non più una one-man band. Il risultato del lavoro a tre è “High Society”, che vede la luce nell’autunno 2002 per la Touch & Go.
Mixato da Dave Sardy (Hundred Reasons, Marilyn Manson), è un LP eclettico ma sofisticato, che alterna parti sognanti à la Sneaker Pimps in forma evoluta (quelle con Toko ai vocal) ai pezzi pieni di furia garage-rock di John. Da quel lavoro è tratto il singolo pop-futuristico “In This City”, la cui fortuna è anche legata a un video ispirato dalle atmosfere di “Blade Runner” e di ogni elemento che un occidentale attribuisce alla manga-culture nipponica.
Dopo un tour che li porta in Europa da soli e insieme ai Girls Against Boys e la pubblicazione del singolo “Drowning Appointment” – una sorta di tributo sui-generis a Prince – su French Kiss, i tre ritornano in studio a New York per iniziare le incisioni del terzo LP, “Hocus Pocus”, in uscita nell’autunno 2003 e per mettere mano a un EP di “In This City” contenenti remix del singolo, “Murder Sound” (un anticipo di “Hocus Pocus”), “Inches” (da “Believo!”) e “Pleasure And Privilege” (da “High Society”).
Dopo cinque anni di silenzio, il trio americano danno alla luce il quinto album e hanno tutta l'aria di fare sul serio. La verve di questa formazione indie-electro è sempre la stessa da "Hocus Pocus", anche se le oscillazioni nello stile non si fanno attendere. La giapponesina Toko regala quel tocco di j-pop che non dispiace, mentre le distorsioni e le basi elettroniche fanno il resto. Forse meno spericolati di un tempo gli Enon continuano comunque a regalare buoni brani di ottimo electro-pop made in Usa.
"Colette", "Those who don't blink" e "Mr. Ratatatatat" sono sicuramente perle di questo disco, assieme all'irruenza rock'n'roll di "Peace of mind". Le sfaccettature rock, pop ed electro si inseguono e si sposano perfettamente tra loro, in un eclettismo che ha fatto sempre da padrone nello stile degli Enon ricordando per certi versi i Deerhoof.
Il drammatico saliscendi di “Labyrinth”, dal palpito Blonde Redhead, e i toni lugubri à-la Bauhaus della conclusiva “Ashish” rilasciano l’acceleratore, mostrando come l’ebbrezza della velocità possa far perdere, a volte, il gusto per i dettagli.
Alla fine ne viene fuori un disco potente, musicalmente aggressivo ma paradossalmente più accessibile al grande pubblico per la sua elevata percentuale di riff e ritornelli orecchiabili.